Notizie e Storia
Vista dalla statale 35 "dei Giovi", o dalla linea ferroviaria per
Genova, la campagna tra Milano e Pavia si presenta all´osservatore come
una ordinata distesa di coltivi, percorsi da una capillare rete irrigua
che adduce la linfa vitale sino alle più lontane zolle.
Per molto tempo, tuttavia, il maggiore ostacolo all´espansione su vasta scala dell´agricoltura non si identificava nella disponibilità di acqua intesa come oggetto fisico, ma nella insufficiente capacità di esercitare su di essa un effettivo controllo, atto a garantirne un più articolato e puntuale utilizzo ai fini irrigui e colturali.
Osservando le fotografie aeree e la cartografia a vasta scala della zona tra Binasco e Guinzano rivelano, con particolare evidenza, le tracce dei grandiosi paleomeandri descritti dal fiume Barona, ripetutamente intersecanti con il loro serpeggiare l´asta del Navigliaccio.
La penuria dei dati archeologici non consente di formulare alcuna ipotesi circa la distribuzione territoriale delle popolazioni preromane, insediate in modesti villaggi dei quali - in qualche caso - sopravvive il ricordo a livello toponomastico
Per quanto riguarda la centuriazione a NO di Ticinum, le prime tracce sono state individuate a qualche Km. dalla città, poco a S di Borgarello.
Le origini sul toponimo di Borgarello potrebbero derivare da:
l´espressione terra burgaria - attestata con tanta frequenza nelle carte lombarde medievali - sarebbe da collegare alla voce brughiera (ericaia) derivata dal milanese burg, corrispondente alla voce gallica brucus = erica.
In effetti nel 1181 - si è già detto a suo luogo - Borgarello costituiva un aggregato demico di un certo rilievo.Tale circostanza è attestata, in via indiretta, dal numero dei contribuenti locali iscritti nei ruoli della tassa di fodro, versata in quell´anno stesso al Comune cittadino dominante. E' indubbio che, già a quella data, gli homines di Borgarello formavano un gruppo sociale stabilmente organizzato, rappresentato da un organismo amministrativo in grado di gestire gli interessi collettivi dell´ universitas locale.
La tesi più credibile è quella sugli sdoppiamenti toponomici documentati dal sec. IX in poi "testimonierebbero appunto il momento immediatamente successivo: da antichi centri abitati rurali sovraffollati, su terreni intensamente coltivati, un gruppo di uomini si stacca per insediarsi a pochi chilometri su terre ancora vergini, organizzandosi in comunità che tendono a ripetere il nome del luogo di origine: il diminutivo viene spontaneamente scelto ad esprimere la piccolezza iniziale del nuovo centro di popolamento e, nello stesso tempo, la derivazione dall´insediamento di provenienza", come il nostro caso Bulgarum-Bulgarellum
Infatti nella campagna tra Pavia e Milano, un documento segnala alcuni soggetti fiscali " in Bulgari" e "in Bulgarello" . Il primo di questi luoghi ricompare in un ruolo speciale di contribuenti -redatto ne 1256 - nel quale sono registrati i nominativi di alcune persone residenti " in Burgaro".
Bulgaro era dotato di una propria struttura ecclesiale, menzionata semplicemente come "capella Burgari" nel registro delle Rationes Decimarum Vaticane relative agli anni 1322-1323.
Nel 1360, appena dopo la conquista viscontea di Pavia, Galeazzo II impostò la costruzione della sua sfarzosa residenza, impropriamente definita castello. Alle sue spalle, nell´area esterna alle mura, il nuovo signore della città iniziò la formazione di un giardino e di un recinto di caccia destinati agli svaghi signorili.
L´allestimento del Parco Nuovo ebbe l'effetto di intrappolare tra quattro mura gli abitanti di Borgarello, Torre del Mangano, S.Genesio e altri centri minori come Comairano e Ponte Carate. Per contro, furono tagliate fuori dal perimetro murato alcune frange di territorio che, amministrativamente, facevano capo alle comunità inglobate nel Parco. E´ appunto il caso di Borgarello, dove il margine occidentale del territorio comunale, situato addirittura oltre il Navigliaccio, rimase all´esterno del murodi Pavia, dove si erano rinserrate a difesa le truppe dell´imperatore Carlo V. Iniziato alla fine di ottobre del 1524, l´assedio si concluse nella giornata del 24 febbraio 1525, quando l´esercito francese fu messo in rotta e lo stesso re di Francia fu catturato sul campo di battaglia. Lo scontro finale si svolse nel Parco Vecchio, tra Mirabello e la Repentita.
Borgarello era rimasta tra le terre esenti da ogni signoria feudale . La vicenda della sua infeudazione ebbe inizio nel 1689,. Nel marzo del 1691 si fece avanti il monastero della Certosa, che di recente aveva già acquistato i diritti feudali su Torre del Mangano, Villanova e Carpignago. Desiderando ora acquistare anche i diritti su Borgarello e Guinzano, dove possedevano un notevole perticato, i monaci Certosini presentarono un´offerta di 72 lire per ogni fuoco.
Venuto a conoscenza delle manovre dei Certosini, il conte Gio. Battista Mezzabarba, che evidentemente non gradiva l´instaurazione di una signoria feudale su una terra di cui era il maggiore proprietario, decise di entrare in lizza per Borgarello, presentando a sua volta un´offerta di 40 lire a fuoco. Anzi, per rendere più appetibile la sua proposta, fece analoga offerta per l´acquisto dei diritti feudali su Casatisma, facendo rilevare che sia a Borgarello sia a Casatisma non esistevano né la tassa sull´imbottato né altri redditi di natura feudale, in quanto nella prima località tutte le terre erano iscritte al perticato civile, mentre nella seconda era unico proprietario.
Vagliata l'offerta, la Camera rilanciò una controproposta di 45 lire a fuoco, che il Mezzabarba si affrettò ad accettare. Esaurita questa fase, nei giorni 9-10-11 settembre 1691, secondo la procedura di rito, nella piazza dei Mercanti di Milano il pubblico banditore mise ufficialmente all´incanto i due feudi, invitando chiunque avesse interesse a presentare la propria offerta. Allo spirare del termine stabilito, l´offerta migliore risultò quella del Mezzabarba, che pertanto si aggiudicò sia il feudo di Borgarello Parco Nuovo, sia il feudo di Casatisma Oltrepò.
Della chiesa sappiamo, attraverso la più antica menzione di una struttura ecclesiale in Borgarello è rappresentata dalle Rationes Decimarum della diocesi pavese, cioè il registro delle decime versate alla sede apostolica negli anni 1322-1323.
L´esistenza della chiesa, indizio della presenza di una comunità organizzata di fedeli, trova ulteriore conferma in un atto del 1395 maggio 23 in cui Guglielmo Centuario, vescovo di Pavia, in considerazione della morte del precedente rettore Giovanni Bastoni, nomina Lorenzo Bastoni, figlio di Andrino, rettore della chiesa di Borgarello. Questo rettore, probabilmente, ebbe al ventura di assistere alla posa della prima pietra della vicina Certosa, avvenuta con solenne cerimonia -come tutti sanno- il 27 agosto 1396 ; di fatto potremmo tuttavia azzardare l´ipotesi che la chiesa fosse già esistente.
La chiesa ha subito delle trasformazioni piuttosto significative dalle orgini ai nostri giorni, non solo per quanto riguarda gli spazi interni, ma anche quelli esterni più prossimi. Un´ idea sufficientemente chiara di come potesse essere formato l´ambiente interno e quello immediatamente circostante nel secolo XVII e probabilmente anche nella seconda metà del secolo precedente, la ricaviamo attraverso l´accurata descrizione del curato Gio: Battista Bennerio nel 1626 giugno 28. Vi si legge che l´ edificio soffittato è a una sola navata, e confina a S con il cimitero cinto su due lati (SE) da un muro, a N con la casa del parroco con cantinino, comunicante con il campanile a una sola campana attiguo alla chiesa nell´ angolo di NE. A tergo della chiesa lo spazio è occupato da un prato.
La descrizione della parte interna colloca l´ unico altare in legno d´ Albera presente verso mattino ( la posizione è equivalente quindi a quella di un altare maggiore)
L´edificio di culto borgarellese presenta una pianta barocca tipica di molte chiese del pavese. Detta ad aula unica con volta a botte, si completa attraverso delle cappelle laterali poco profonde collegate fra loro, un transetto contenuto nell´ampiezza delle cappelle laterali ed il coro. La distribuzione degli spazi interni corrisponde pienamente ai dettami della chiesa controriformata: l´ aula unica favorisce il senso di unità tra i fedeli, e permette di dirigere subito l´attezione verso il presbiterio.
La facciata presenta uno stile alquanto lineare e sobrio in conformità con l´interno dell´edificio.
E´ tripartita verticalmente: il corpo centrale presenta un´altezza maggiore rispetto alle due parti laterali.Orizzontalmente è invece bipartita attraverso una cornice aggettante con una serie di modanature che richiama la divisione lineare interna all´edificio.
Mario Bruno Farao
tratto da XX secoli di storia
Per molto tempo, tuttavia, il maggiore ostacolo all´espansione su vasta scala dell´agricoltura non si identificava nella disponibilità di acqua intesa come oggetto fisico, ma nella insufficiente capacità di esercitare su di essa un effettivo controllo, atto a garantirne un più articolato e puntuale utilizzo ai fini irrigui e colturali.
Osservando le fotografie aeree e la cartografia a vasta scala della zona tra Binasco e Guinzano rivelano, con particolare evidenza, le tracce dei grandiosi paleomeandri descritti dal fiume Barona, ripetutamente intersecanti con il loro serpeggiare l´asta del Navigliaccio.
La penuria dei dati archeologici non consente di formulare alcuna ipotesi circa la distribuzione territoriale delle popolazioni preromane, insediate in modesti villaggi dei quali - in qualche caso - sopravvive il ricordo a livello toponomastico
Per quanto riguarda la centuriazione a NO di Ticinum, le prime tracce sono state individuate a qualche Km. dalla città, poco a S di Borgarello.
Le origini sul toponimo di Borgarello potrebbero derivare da:
l´espressione terra burgaria - attestata con tanta frequenza nelle carte lombarde medievali - sarebbe da collegare alla voce brughiera (ericaia) derivata dal milanese burg, corrispondente alla voce gallica brucus = erica.
In effetti nel 1181 - si è già detto a suo luogo - Borgarello costituiva un aggregato demico di un certo rilievo.Tale circostanza è attestata, in via indiretta, dal numero dei contribuenti locali iscritti nei ruoli della tassa di fodro, versata in quell´anno stesso al Comune cittadino dominante. E' indubbio che, già a quella data, gli homines di Borgarello formavano un gruppo sociale stabilmente organizzato, rappresentato da un organismo amministrativo in grado di gestire gli interessi collettivi dell´ universitas locale.
La tesi più credibile è quella sugli sdoppiamenti toponomici documentati dal sec. IX in poi "testimonierebbero appunto il momento immediatamente successivo: da antichi centri abitati rurali sovraffollati, su terreni intensamente coltivati, un gruppo di uomini si stacca per insediarsi a pochi chilometri su terre ancora vergini, organizzandosi in comunità che tendono a ripetere il nome del luogo di origine: il diminutivo viene spontaneamente scelto ad esprimere la piccolezza iniziale del nuovo centro di popolamento e, nello stesso tempo, la derivazione dall´insediamento di provenienza", come il nostro caso Bulgarum-Bulgarellum
Infatti nella campagna tra Pavia e Milano, un documento segnala alcuni soggetti fiscali " in Bulgari" e "in Bulgarello" . Il primo di questi luoghi ricompare in un ruolo speciale di contribuenti -redatto ne 1256 - nel quale sono registrati i nominativi di alcune persone residenti " in Burgaro".
Bulgaro era dotato di una propria struttura ecclesiale, menzionata semplicemente come "capella Burgari" nel registro delle Rationes Decimarum Vaticane relative agli anni 1322-1323.
Nel 1360, appena dopo la conquista viscontea di Pavia, Galeazzo II impostò la costruzione della sua sfarzosa residenza, impropriamente definita castello. Alle sue spalle, nell´area esterna alle mura, il nuovo signore della città iniziò la formazione di un giardino e di un recinto di caccia destinati agli svaghi signorili.
L´allestimento del Parco Nuovo ebbe l'effetto di intrappolare tra quattro mura gli abitanti di Borgarello, Torre del Mangano, S.Genesio e altri centri minori come Comairano e Ponte Carate. Per contro, furono tagliate fuori dal perimetro murato alcune frange di territorio che, amministrativamente, facevano capo alle comunità inglobate nel Parco. E´ appunto il caso di Borgarello, dove il margine occidentale del territorio comunale, situato addirittura oltre il Navigliaccio, rimase all´esterno del murodi Pavia, dove si erano rinserrate a difesa le truppe dell´imperatore Carlo V. Iniziato alla fine di ottobre del 1524, l´assedio si concluse nella giornata del 24 febbraio 1525, quando l´esercito francese fu messo in rotta e lo stesso re di Francia fu catturato sul campo di battaglia. Lo scontro finale si svolse nel Parco Vecchio, tra Mirabello e la Repentita.
Borgarello era rimasta tra le terre esenti da ogni signoria feudale . La vicenda della sua infeudazione ebbe inizio nel 1689,. Nel marzo del 1691 si fece avanti il monastero della Certosa, che di recente aveva già acquistato i diritti feudali su Torre del Mangano, Villanova e Carpignago. Desiderando ora acquistare anche i diritti su Borgarello e Guinzano, dove possedevano un notevole perticato, i monaci Certosini presentarono un´offerta di 72 lire per ogni fuoco.
Venuto a conoscenza delle manovre dei Certosini, il conte Gio. Battista Mezzabarba, che evidentemente non gradiva l´instaurazione di una signoria feudale su una terra di cui era il maggiore proprietario, decise di entrare in lizza per Borgarello, presentando a sua volta un´offerta di 40 lire a fuoco. Anzi, per rendere più appetibile la sua proposta, fece analoga offerta per l´acquisto dei diritti feudali su Casatisma, facendo rilevare che sia a Borgarello sia a Casatisma non esistevano né la tassa sull´imbottato né altri redditi di natura feudale, in quanto nella prima località tutte le terre erano iscritte al perticato civile, mentre nella seconda era unico proprietario.
Vagliata l'offerta, la Camera rilanciò una controproposta di 45 lire a fuoco, che il Mezzabarba si affrettò ad accettare. Esaurita questa fase, nei giorni 9-10-11 settembre 1691, secondo la procedura di rito, nella piazza dei Mercanti di Milano il pubblico banditore mise ufficialmente all´incanto i due feudi, invitando chiunque avesse interesse a presentare la propria offerta. Allo spirare del termine stabilito, l´offerta migliore risultò quella del Mezzabarba, che pertanto si aggiudicò sia il feudo di Borgarello Parco Nuovo, sia il feudo di Casatisma Oltrepò.
Della chiesa sappiamo, attraverso la più antica menzione di una struttura ecclesiale in Borgarello è rappresentata dalle Rationes Decimarum della diocesi pavese, cioè il registro delle decime versate alla sede apostolica negli anni 1322-1323.
L´esistenza della chiesa, indizio della presenza di una comunità organizzata di fedeli, trova ulteriore conferma in un atto del 1395 maggio 23 in cui Guglielmo Centuario, vescovo di Pavia, in considerazione della morte del precedente rettore Giovanni Bastoni, nomina Lorenzo Bastoni, figlio di Andrino, rettore della chiesa di Borgarello. Questo rettore, probabilmente, ebbe al ventura di assistere alla posa della prima pietra della vicina Certosa, avvenuta con solenne cerimonia -come tutti sanno- il 27 agosto 1396 ; di fatto potremmo tuttavia azzardare l´ipotesi che la chiesa fosse già esistente.
La chiesa ha subito delle trasformazioni piuttosto significative dalle orgini ai nostri giorni, non solo per quanto riguarda gli spazi interni, ma anche quelli esterni più prossimi. Un´ idea sufficientemente chiara di come potesse essere formato l´ambiente interno e quello immediatamente circostante nel secolo XVII e probabilmente anche nella seconda metà del secolo precedente, la ricaviamo attraverso l´accurata descrizione del curato Gio: Battista Bennerio nel 1626 giugno 28. Vi si legge che l´ edificio soffittato è a una sola navata, e confina a S con il cimitero cinto su due lati (SE) da un muro, a N con la casa del parroco con cantinino, comunicante con il campanile a una sola campana attiguo alla chiesa nell´ angolo di NE. A tergo della chiesa lo spazio è occupato da un prato.
La descrizione della parte interna colloca l´ unico altare in legno d´ Albera presente verso mattino ( la posizione è equivalente quindi a quella di un altare maggiore)
L´edificio di culto borgarellese presenta una pianta barocca tipica di molte chiese del pavese. Detta ad aula unica con volta a botte, si completa attraverso delle cappelle laterali poco profonde collegate fra loro, un transetto contenuto nell´ampiezza delle cappelle laterali ed il coro. La distribuzione degli spazi interni corrisponde pienamente ai dettami della chiesa controriformata: l´ aula unica favorisce il senso di unità tra i fedeli, e permette di dirigere subito l´attezione verso il presbiterio.
La facciata presenta uno stile alquanto lineare e sobrio in conformità con l´interno dell´edificio.
E´ tripartita verticalmente: il corpo centrale presenta un´altezza maggiore rispetto alle due parti laterali.Orizzontalmente è invece bipartita attraverso una cornice aggettante con una serie di modanature che richiama la divisione lineare interna all´edificio.
Mario Bruno Farao
tratto da XX secoli di storia
